L’assetto è un argomento che viene spiegato in tutte le didattiche della subacquea. La corretta gestione dell’assetto è il segreto principale per un immersione subacquea: ci permette di affrontare l’immersione in sicurezza, risparmiare aria ed energie, poter nuotare ad una profondità voluta, risalire a velocità controllata e di effettuare le soste in risalita.

L’obbiettivo principale è sempre quello di essere neutri, ossia non essere negativi cioè “pesanti” e cadere verso il fondo o non essere positivi cioè risalire verso la superficie senza volerlo.

L’impostazione dell’assetto è principalmente dovuta ad alcuni fattori:

  • fissi, determinati dal nostro peso specifico corporeo, dalla muta e tipo di attrezzatura che abbiamo scelto per l’immersione, dal numero di chili, solitamente di piombo, che abbiamo deciso di portare con noi e dal volume e peso della bombola
  • variabili, legati al nostro modo di respirare e la gestione del GAV, che in definitiva diviene poi la determinante.

Il fattori fissi sono solitamente determinabili già nelle prime fasi dell’immersione, infatti con GAV e polmoni vuoti il nostro galleggiamento, in posizione verticale e stando fermi, deve posizionarsi sulla maschera, ossia saremo immersi con il livello dell’acqua agli occhi.

Questa regola è importante per alcune ragioni, ad esempio con meno peso, quindi più “galleggianti” faremo grandi sforzi per scendere, ma più importante è che non riusciremo probabilmente a stare a 5 m quando dovremo effettuare la sosta di sicurezza.

Verrebbe da pensare che avere qualche chilo in più risolverebbe tutti i problemi, ma in realtà ci troveremo a consumare più aria per gonfiare il GAV e nuoteremo con più fatica perché saremo più pesanti. Tuttavia gli istruttori suggeriscono di iniziare la propria carriera da sub con assetto lievemente negativo e poi con il crescere dell’esperienza, tentare di togliere qualche chilo e trovare il proprio assetto perfetto.

Non appena raggiunta la nostra profondità dovremo necessariamente agire sul GAV e gonfiarlo per trovare un assetto neutro. E’ in queste fasi che si deve fare attenzione, si deve rallentare la discesa e controllare, guardando il profondimetro sul computer, se la quota rimarrà poi costante.

L’esperienza ed il numero di immersioni sono la ricetta che ci faranno arrivare al giusto assetto.

Fatto questo, durante la nuotata in immersione, scopriremo che la nostra respirazione parteciperà ad un costante sali-scendi, dovremo essere capaci di gestire questo fenomeno naturale e controllarlo.

Successivamente, verso la fine dell’immersione, quando si inizia a risalire, è necessario sviluppare una sensibilità per capire quando si inizia ad essere positivi, anche in questo caso possiamo utilizzare il profondimetro.

Aspetto fondamentale è di intervenire tempestivamente sul GAV per sgonfiarlo. Le azioni che si possono effettuare sono differenti e per tale motivo è importante prendere coscienza della propria posizione ed agire sul dispositivo di scarico idoneo.

Si ricorda infatti che oltre al VIS, dispositivo di gonfiaggio e sgonfiaggio sul tubo corrugato, i GAV sono dotati di ulteriori 2 valvole di scarico azionabili da una cordicella, una posteriore verso il basso sulla destra, solitamente, ed uno sopra le nostre spalle. In posizione orizzontale, ad esempio, le due valvole sopra citate sono le più indicate per lo sgonfiaggio.

La corretta manovra dei dispositivi di scarico ci darà la possibilità di risalire lentamente senza pallonare, affrontare comodamente l’eventuale azione di sparo del pedaggio e la successiva sosta di sicurezza.