La pesca illegale dei datteri di mare è la causa di un processo di desertificazione dei fondali che affligge da tempo l’Area Marina Protetta di Porto Cesareo, per combattere questo processo e invertire la tendenza negativa l’ente parco ha elaborato insieme all’Università del Salento un progetto sperimentale innovativo che prevede la rimozione dei ricci.

Nonostante i fondali del parco marino siano ormai da anni sotto tutela, i danni causati dalla pesca illegale dei datteri di mare rimangono ben visibili nella pressoché totale mancanze di flora e fauna.  L’obiettivo del progetto è dunque quello di rimuovere i ricci (specie Arbacia lixula) nelle zone della area protetta interessate dal problema dello sterminio di datteri sui fondali e ricollocarli in modo omogeneo in aree non danneggiate dalla raccolta illegale del dattero di mare. I ricci, infatti, brucano tutto ciò che si deposita sul substrato impedendone così la ripopolazione, e gli  unici in grado di controllarne la densità sono determinati pesci, come ad esempio i saraghi, di cui però quest’area non è particolarmente ricca.

Da qui è nata l’idea dell’ambizioso progetto pilota che durerà tre mesi e che prevede la ricollocazione dei ricci ad opera dei biologi subacquei Oss (operatori scientifici subacquei) afferenti all’Università del Salento e al Consorzio di Gestione dell’Area Marina Protetta Porto Cesareo. Per tutte le operazioni a mare verrà utilizzato un mezzo navale di supporto messo a disposizione dall’ente gestore della riserva marina.