Si chiama Ballast (Water Management System for Adriatic Sea Protection) il programma finanziato con 7,5 milioni di euro dall’Unione Europea per sviluppare un protocollo comune di gestione delle acque di zavorra delle navi e tutelare così l’ecosistema del mar Adriatico e prevenire i rischi per la salute umana legati alla presenza di organismi patogeni nelle acque, caricate per stabilizzare le imbarcazioni e rilasciate nel porto di arrivo.

Il progetto nasce dalla cooperazione di centri di ricerca situati in Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Albania, coordinate dall'Istituto per l'Acqua della Repubblica della Slovenia e durerà fino a marzo 2016. Al momento sono stati raccolti dati inerenti i parametri ambientali, chimici e biologici delle acque e dei sedimenti, nei 12 principali porti adriatici (Ancona, Trieste, Venezia, Bari, Koper, Rijeka, Pula, ibenik, Split, Ploe, Bar e Durrs) e sono in corso le analisi biologiche per valutare la qualità dell'ambiente marino lì dove si scaricano le acque di zavorra.

Come spiegano gli studiosi coinvolti nello studio, è noto che le acque di zavorra sono una potenziale minaccia perché possono trasferire da un bacino all'altro organismi acquatici che, se patogeni, possono contaminare l'ambiente con impatti nocivi anche sull'uomo. Garantire la salvaguardia ambientale e di chi vive e lavora nelle aree portuali consentirà inoltre ai Paesi dell'Adriatico di rispettare i requisiti della Convenzione Internazionale per il controllo e la gestione delle acque di zavorra e dei sedimenti, firmata dall'Organizzazione Marittima Internazionale delle Nazioni Unite.