Il Mare Adriatico, che per secoli è stato una delle vie d’acqua più importanti per il commercio, ha restituito il relitto del brigantino austriaco Stefano, affondato nel 1825 nei pressi delle Isole Tremiti.

Autori dell’eccezionale scoperta sono stati i subacquei del Laboratorio del Mare Marlintremiti e Michelangelo De Meo, al quale si deve la ricostruzione documentale e storica delle vicende della sfortunata imbarcazione che all’alba del 7 gennaio 1825 affondò al largo dell’Isola San Nicola, nell’arcipelago delle Tremiti.

Il brigantino, un due alberi da 210 tonnellate, era salpato per il suo ultimo viaggio il 12 dicembre del 1824 da Alessandria d’Egitto, con un equipaggio di 10 uomini e col suo carico di 900 sacchi di semi di lino, 100 balle di cotone e altre 40 casse di merce varia. Da quanto emerge dal diario del capitano e dal verbale del naufragio, la mattina del 7 gennaio, a causa di una furiosa tempesta , la randa si spezzò e l’imbarcazione, divenuta ingovernabile, si inabissò insieme ai suoi marinai.

Nel 2012 sono iniziate le prime esplorazioni, con scansioni e prospezioni dei fondali che hanno consentito di individuare l’area dove giaceva il relitto e alcuni reperti, fra i 52 e i 65 metri di profondità. Durante le ricerche successive sono poi state individuati reperti lignei e, alla profondità di 75 metri, sono stati ritrovati alcuni sacchi ben conservati.

Nei prossimi mesi, insieme alle le operazioni di documentazione e catalogazione dei reperti, continueranno le ricerche nel tentativo di ritrovare anche le ancore dello sfortunato brigantino.