Forse per esorcizzare il timore dell’imminente fine del mondo, un team di archeologi e cineoperatori subacquei ha organizzato nei mesi scorsi una spedizione nell’enorme labirinto subacqueo di grotte che si trova nella penisola dello Yucatan in Messico, considerato dai Maya come il cancello di ingresso verso un altro mondo.

Descrizione che pare appropriata per questo luogo un tempo emerso e nel quale la missione ha fatto straordinarie scoperte archeologiche portando alla luce, fra le altre cose, centinaia di ossa umane risalenti probabilmente all’età della pietra quando questo luogo era un sito di sepoltura per gli uomini primitivi. Nei secoli successivi queste grotte sono diventate un luogo sacro per i Maya che adoravano i resti dei loro antenati e credevano che i defunti sarebbero stati in grado di condurli nello Xibalba, il Luogo di paura, l'oltretomba governato dagli spiriti della malattia e della morte.

Ora questo dedalo di templi e cenotes, il cui accesso è possibile solo attraverso una galleria la cui apertura misura appena un metro di altezza per 50-60 centimetri di larghezza, sono diventate oggetto di un documentario in 3D che verrà presentato la prossima estate.

Xibalba
, l’oltretomba dell’immaginario Maya, era un luogo incredibilmente complicato, temuto per gli esseri mostruosi che lo popolavano, ma anche venerato come dimora dei defunti attraverso i templi eretti in questo labirinto all’uscita del quale i defunti avrebbero finalmente rivisto il sole. Il lavoro della troupe in queste gallerie subacquee, estese per centinaia di chilometri e profonde fino 100 metri, davvero non è stato facile, si è trattato infatti di trasportare pesantissime e costosissime attrezzature attraverso cunicoli stretti e frastagliati in un ambiente totalmente buio, una sfida davvero notevole.

Ma alla fine la fatica del team è stata premiata e per la prima volta sono state documentate importantissime testimonianze storiche e archeologiche come resti umani e oggetti votivi di ceramica, sculture raffiguranti sacerdoti, oltre che iscrizioni e incisioni. Sono emersi da queste profondità buie anche resti di animali estinti da tempo come il bradipo gigante e il mastodonte grazie all’acqua che ha consentito la conservazione di questi reperti che altrimenti il tempo avrebbe certamente distrutto.