Si è svolto a Vancouver il meeting annuale della società scientifica AAAS (American Association for the Advancement of Science), una delle principali manifestazioni scientifiche internazionali che ha visto riuniti i più importanti biologi marini del mondo.

Uno dei problemi più urgenti emersi durante questi quattro giorni dall’analisi della grande mole di dati provenienti dagli studi di monitoraggio satellitare oggi eseguiti sugli animali marini è stata la difficoltà di proteggere efficacemente le specie marine che spostandosi dal loro habitat rischiano di vanificare l’intento conservativo degli studiosi.

Gli scienziati hanno concluso che in presenza di fenomeni migratori non ha senso definire aree oceaniche dai confini fissi e hanno così introdotto l’innovativo concetto di «riserva mobile».

«Meno dell’1% degli oceani è protetto, i parchi marini tendono ad essere costruiti intorno a barriere coralline e montagne sottomarine – ha dichiarato Larry Crowder della Stanford University alla Bbc online – Ma gli studi di monitoraggio mostrano che molti organismi, pesci, mammiferi marini, tartarughe, uccelli e squali rispondono a caratteristiche oceanografiche e non hanno un territorio fisso. Le loro abitudini risentono delle correnti e dei cambiamenti climatici oceanografici».

Per realizzare questa nuova forma di parco marino secondo gli scienziati sarebbe sufficiente valutare attentamente i dati raccolti dai gps delle barche per poter all’occorrenza ridefinire le aree marine protette, una sfida difficile ma non impossibile.