Tutti i subacquei conoscono bene la pericolosità della malattia da decompressione (MDD) e sanno quanto sia importante mettere in atto tutte le norme di sicurezza necessarie per evitare gli incidenti dovuti alle particelle di gas che, intrappolate nei tessuti, possono causare l’embolia. Ma come fanno i mammiferi marini, la cui vita dipende da immersioni e risalite veloci da elevate profondità, a non incorrere nella MDD?

Nell’aprile del 2010, il Woods Hole Oceanographic Institution’s Marine Mammal Center (MMC), ha invitato i più grandi esperti mondiali di mammiferi marini e di immersioni subacquee ad un workshop per cercare di capire come è possibile per questi animali evitare i problemi causati dalle particelle di gas disciolte nel sangue.

I risultati di questo incontro sono stati pubblicati online a dicembre sul Proceedings of the Royal Society B.  «Fino a poco tempo fa si credeva che fosse la loro fisiologia a preservare i mammiferi marini dagli incidenti di decompressione – ha dichiarato il direttore del centro Michael Moore – non c’è per ora nessuna prova circa il fatto che questi animali abbiano problemi di decompressione e i recenti studi provano che il loro comportamento è finalizzato ad evitare questo tipo di incidenti ma non che non vi siano soggetti».

Gli studi sono cominciati esaminando un gruppo di balene spiaggiate e decedute alle Canarie nel 2002 dopo che l’autopsia aveva messo in evidenza un danno che poteva essere stato causato da una embolia. A seguito dell’esame autoptico, gli scienziati hanno ritenuto probabile che le balene possano rimanere coinvolte più frequentemente di quanti si immagini in incidenti di questo tipo ed è possibile che per far fronte a questo problema il loro corpo sia in grado di gestire una variazione dei livelli di anidride carbonica maggiore rispetto a quanto si è creduto siano ad oggi.

C’è comunque ancora molto da imparare sulla gestione della decompressione messa in atto dai cetacei, un subacqueo che avverta i sintomi di un’embolia infatti può entrare in una camera iperbarica ma sarebbe interessante sapere come si comporta in delfino nella stessa situazione …