Attualmente la maggior parte dei i mammiferi marini vive nelle acque temperate dell’emisfero australe e il loro numero in queste aree dovrebbe rimanere costante per i prossimi quarant’anni. Ma, se consideriamo che l’habitat di quasi la metà di questi animali è andato perso negli ultimi anni, la distribuzione dell’altra metà delle specie potrebbe crescere più del 40% nei prossimi anni.

Questo è il risultato dello studio realizzato dall’Università di Friburgo, in collaborazione con studiosi provenienti da Stati Uniti, Canada e Brasile e pubblicato sulla rivista PloS ONE.

Applicando modelli di studio che tengono conto di parametri come la profondità del mare e la sua temperatura, gli studiosi hanno elaborato la loro previsione sugli effetti che il riscaldamento globale avrà sulla distribuzione mammiferi marini nei diversi punti del pianeta: la conclusione è stat che entro il 2050 la biodiversità sarà più alta le coste del Pacifico, Nord America e Giappone, a nord della Nuova Zelanda e nelle acque che circondano diverse isole sub antartiche.

Ma nelle regioni artiche e antartiche potrebbe esserci la perdita di oltre l’80 % delle specie che vivono oggi in queste acque.

I cetacei hanno un ruolo fondamentale nell’ecosistema marino, la loro perdita avrebbe effetti grevissimi e studi come questo possono aiutare ad individuare le aree a rischio permettendo così interventi mirati alla conservazione della biodiversità. Su questo fronte uno dei prossimi obiettivi è la creazione, entro il 2020, di una rete di aree marine protette che copra almeno il 10% della superficie totale dell’Oceano: attualmente solo l’1% dei nostri mari è tutelato e la strada da fare è ancora tanta.