La trasmissione di malattie letali dagli animali all’uomo è da sempre oggetto di grande preoccupazione per gli studiosi ma il fenomeno inverso, la trasmissione di agenti patogeni dall’uomo agli animali, sino ad oggi non era mai stato rilevato.

Ora un gruppo di ricercatori dell’Università della Georgia ha avviato uno studio quinquennale finanziato dal National Science Foundation e dal National Institutes of Health che avrà lo scopo di approfondire il primo caso mai scoperto sino ad oggi di zoonosi inversa la trasmissione, cioè, di un agente patogeno umano ad un invertebrato marino, l’Acropora palmata, uno dei coralli più diffusi nei reef caraibici, habitat naturale di molte specie di pesci come le orate, le aragoste e i pesci pappagallo.

Il virus in questione è il vaiolo bianco che si pensa possa essere il responsabile della devastazione che ha colpito le barriere coralline della Florida e dei Carabi dal 1996 ad oggi causando la distruzione del 38% dei reef.

Il team di ricercatori si occuperà di studiare i meccanismi di trasmissione della malattia che, una volta compresi, permetteranno agli scienziati di tentare una previsione sugli impatti futuri della malattia per individuare delle efficaci strategie di contrasto.

«Questa indagine affronta il problema della tutela dell'ambiente, ma anche i problemi sociali ed ecologici legati alla protezione delle coste – ha dichiarato uno dei responsabili del progetto – come il costo delle infrastrutture di trattamento delle acque reflue».
Alla luce di quanto verificato sino ad ora, infatti, la fonte più probabile attraverso la quale l’agente patogeno è arrivato ad attaccare le barriere coralline, infatti, potrebbero essere proprio gli scarichi fognari.

John Wares, professore di genetica al Franklin College of Arts and Sciences in Georgia, cercherà di comprendere come l’agente patogeno interferisca con i coralli che, diversamente dagli esseri umani, non sono dotati di un sistema immunitario in grado di affrontare e distruggere i batteri invasori.

Questi organismi marini, infatti, si affidano principalmente a sistemi esterni di difesa, batteri benefici che vivono sulla loro superficie e si indagherà per scoprire se queste comunità batteriche possano essere in grado di sconfiggere la malattia.