Un team di ricercatori ha scoperto che i temporali sempre più frequenti causati dal riscaldamento globale riversano ogni anno, in tutti i mari del mondo, grandi quantità di acqua dolce: dal 1994 al 2006 il fenomeno ha registrato un aumento annuo del bel 1,5%.

«Una percentuale del genere potrebbe sembrare trascurabile ma nell’arco di decenni potrebbe diventare un vero problema» ha dichiarato Jay Famiglietti, professore di scienze della terra e promotore dello studio che sarà pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, una delle riviste scientifiche più autorevoli.

I ricercatori hanno osservato che, anche se l’acqua dolce è fondamentale per gli essere umani e la sopravvivenza degli ecosistemi, le grandi quantità che si riversano nei posti sbagliati possono creare molti danni all’equilibrio dell’ambiente.

Il ciclo di evaporazione e di precipitazione sta accelerando pericolosamente a causa dell’effetto dei gas serra e si innescano così monsoni e uragani. Il clima surriscaldato sopra gli oceani, infatti, causa l’evaporazione più accelerata dell’acqua dolce, provocando la formazione di nubi più consistenti in grado di scatenare delle vere e proprie tempeste.
Le precipitazioni viaggiano dai fiumi al mare in quantità sempre maggiore e il ciclo ricomincia.

Per studiare al meglio questi fenomeni, i ricercatori si sono avvalsi anche delle tecnologie della NASA che ha fornito osservazioni satellitari e modelli matematici utilizzati per monitorare il volume di acqua che ogni mese evapora dagli oceani verso l’atmosfera.

Per ora sono stati studiati i dati dell’ultimo decennio, un lasso di tempo relativamente breve, ma già i risultati non appaiono molto incoraggianti e anche la tendenza a lungo termine sembra negativa.