Scienziati americani e canadesi hanno svolto una ricerca paragonando le risorse disponibili per ogni diverso tipo di pesce con i consumi di tutti i paesi del mondo, e hanno scoperto così che Cina, Giappone e Stati Uniti sono le nazioni al mondo dove il fabbisogno di pesce è il più alto.

I risultati dello studio sono stati presentati da Daniel Pauly, direttore del Centro per lo Studio della Pesca della British Columbia University, l’avvertimento, per tutti i paesi ricchi, è che il consumo di pesce cresce sempre di più diventando insostenibile e il dislivello dei consumi tra i paesi poveri e di quelli ricchi sta aumentando.

Dallo studio è emerso che il Giappone è da sempre considerato il maggior consumatore al mondo di prodotti ittici, soprattutto perché in Cina è consistente il consumo di pesce considerato povero ma se si calcola il totale delle risorse necessarie per provvedere alla richiesta mondiale, la ricerca mostra che i consumi cinesi hanno ormai superato quelli dei Giappone.

Il team di Pauly ha misurato quella che è stata definita Seafood Print un modello ricalcato sull’impronta ecologica che misura la superficie di terra necessaria a sostenere una persona a seconda della stile di vita.

La Seafood Print mette a confronto i pesci con la quantità di alghe necessarie per il loro sviluppo, esprimendo tutto in termini di chilogrammi, ed è così possibile calcolare la quantità di pesce consumata dagli essere umani: un chilogrammo di aringhe equivale a 100 kg di alghe e 1 kg di tonno è pari a circa1.000 chilogrammi di alghe.

In questo modo è possibile misurare l’impatto complessivo degli esseri umani sugli oceani e, considerando i dati poco incoraggianti che sono emersi, si spera che sempre più persone decidano di nutrirsi di pesce dal basso impatto ambientale, come gli sgombri, rispetto, per esempio, al salmone, un pesce che costa davvero molto all’ambiente.