Lo Utah, stato americano che si trova nella regione occidentale delle Montagne Rocciose, è certamente più celebre per l’antica colonia di Mormoni, arrivati qui nel 1847, e per le sue montagne, che non per le immersioni. Eppure qui al Bonneville Seabase, nei dintorni di Grantsville, cittadina a 60 km circa da Salt Lake City, la capitale dello stato, è possibile immergersi nel deserto.

Il centro fu avviato più di vent’anni orsono da George Sanders e Linda Nelson, marito e moglie subacquei da Salt Lake City, e all’inizio era solo un esperimento di biologia marina ma oggi, a distanza di anni e di un milione di dollari investiti, Bonneville Seabase ospita migliaia di pesci tropicali.

Bonneville Seabase non è molto conosciuto nel mondo della subacquea e da molti è visto come un luogo pionieristico: qui per la prima volta è stato creato un ambiente artificiale dove i subacquei possono nuotare con pesci sempre più rari in natura. È facile, infatti, dimenticarsi dove ci si trova veramente: le sensazioni che si provano sono davvero uniche ed è possibile che nel deserto stia nevicando abbondantemente mentre vi state immergendo coi pesci tropicali. È davvero difficile credere di essere a sole due ore d’auto da New York.

Ma come è nata questa oasi delle immersioni ? Nel 1980, il signor Nelson, un ex chimico, dopo aver analizzato i livelli di salinità del suolo acquistò, insieme alla moglie, 60 acri dalla città di Grantsville; il terreno includeva anche tre bacini di acqua più calda rispetto alla media che venivano alimentati dal Bonneville, un preistorico lago salato che un tempo ricopriva tutta la regione.

“La nostra acqua non contiene abbastanza magnesio o solfato in confronto all’oceano, e il Ph è troppo basso, ma i pesci stanno bene comunque”, dicono i signori Nelson. Nelle acque del Seabase vivono oggi dentici, vari tipi di pesce angelo, pesci farfalla e pesci leopardo e molte altre specie ancora. Ma gli squali, due maschi adottati 10 anni fa, non si affacciano spesso in superficie: non amano il freddo e per vederli occorre immergersi. Qui, in mezzo al deserto, magari mentre nevica.

Fonte New York Times